UNA PER UNO

UNA PER UNO
babbucce

venerdì 22 febbraio 2019

L'APRIRA' STASERA (MENTRE QUI SI FRIGGE)


E così ho scritto all’amico ginecologo, lo stesso che ha fatto nascere Figlio, un sms con una domandina facile facile, che richiedeva solo un amen di risposta: un segnetto grafico (+) e una parolina di appena sette lettere.
Ma lui niente, ammutinato così tanto da arrivare a non aprire neppure WhatsApp,  ben sapendo, in qualità di Migliore Amico, che avrebbe trovato me e la mia domanda indelicata a cui mai e mai avrebbe potuto rispondere perché non solo è tutto d’un pezzo, ma nutre anche la scellerata convinzione che la privacy delle sue pazienti, qualunque esse siano, figlie delle migliori amiche incluse, sia una creatura viva, da difendere con se lui fosse mamma orsa e lei il suo cucciolo.  
Nel mio messaggino stava scritto: <<Dimmi solo se è un po’ più maschio o un po’ più femmina>>
Sì, perché lui LO SA. E’ il solo a saperlo. E’ il solo ad avere letto il referto di quell’innovativo esame che si chiama “Dna fetale nel sangue della madre” che non solo ti dice che va tutto bene ma anche se un Nipotino 3 è un bambino o una bambina.
Che va tutto bene, bontà sua, lo ha già anticipato per telefono a Figlia, l’altra delucidazione non è pervenuta, ha stampato il referto dal suo pc, lo ha chiuso in una busta e si è messo in modalità silenzio assoluto. E’ stata Figlia a chiederlo:
<<Non dirmi altro: già bello così! Va tutto bene! Se è maschio o femmina lo voglio scoprire con un po’ di atmosfera, passerò a prendere la busta oggi pomeriggio>>
Prenderà la busta e, mentre io friggerò come si conviene in simili circostanze, non la aprirà, ma attenderà stasera quando seduta con tutta calma davanti a Genero Preferito la tirerà lentamente fuori dalla borsa per spartire con lui un attimo di eccitata suspense e poi la stupefacente, grandiosa scoperta dell’identità di genere del bimbo in viaggio.  Poi, bontà sua, ci inviterà a casa loro e ci terrà ancora un pezzo sulle spine con sadiche sciarade solo risolvendo le quali sapremo.
Io comunque lo so già, in barba al Dna fetale e all’amico ginecologo perché LEI l’ho sognata.


venerdì 18 gennaio 2019

UN LIBRO PER SANTA LUCIA



La notte tra il 12 e il 13 dicembre i bambini di Bergamo aspettano i regali portati da Santa Lucia e dal suo asinello. Non sapevo neppure che esistesse questa santa perché nella città in cui sono nata e cresciuta i doni li porta, più banalmente, Babbo Natale, in collaborazione con Gesù Bambino, la notte del 24 dicembre, con un rinforzino della Befana, la notte del 5 gennaio. 
Ma poi, quando è nata Figlia e ha cominciato a frequentare la materna ho dovuto farmela piacere la Santa Lucia, per non fare della mia bambina una reietta che la mattina del 13 dicembre non trovava niente. 
I miei primi anni da Santa Lucia mi hanno lasciato freddina: non provavo niente, non mi emozionava nascondere i pacchetti, non pregustavo la gioia che avrebbe provato Figlia trovandoli sotto l’albero (un piccolo abete stortignaccolo, ma vero, con  il suo bravo profumo di luna piena e di ghiaccio). Diventavo Santa Lucia per dovere, diciamo. 
Ma poi, con il passare degli anni le cose sono cambiate. Ho iniziato ad attendere anch’io la notte della Santa e a cercare con più convinzione un cibo da lasciare sul tavolo che potesse risultare gradito all’asinello (carrube, per esempio, o muschio fresco, su quest’ultimo non ci ho mai giurato, però). Per Santa Lucia, nessuna difficoltà: era ghiotta di mandarini, assicurava Figlia (cintura nera di Santa Lucia), e così gliene mettevamo tre, insieme a qualche biscotto. E, infatti, al mattino trovavamo solo bucce e qualche briciola (solo una volta avanzò un mandarino e trovammo intatti tutti i biscotti, ma Figlio non aveva ancora un anno e le notti erano difficili, stordenti), mentre l’asinello si beveva tutta la ciotola di latte e cacao, ma non assaggiava mai né carrube né muschio, si vede che arrivava da noi già sazio. 
E al mattino, dopo qualche anno dalla nascita di Figlia e prima ancora dell’arrivo di Figlio, dopo aver metabolizzato la Santa Lucia, quando entravo nel soggiorno  con la mia bambina tremante di eccitazione per mano mi sembrava che quei pacchetti colorati fossero stati davvero portati dalla Santa con l’asinello, per un istante dimenticavo (ed è questa, secondo me, la vera bellezza dell’epoca dei figli piccoli) di averli messi io.
Poi il tempo è passato e la bambina che tenevo per mano la notte di Santa Lucia ora dà la sua mano ad altre piccole mani vibranti di attesa, mentre qui nella mia casa dispongo i dolcetti di Santa Lucia con calma, in quanto i nipotini li troveranno nel pomeriggio, ben sapendo, perché così abbiamo deciso di dire, che sono i nonni a comprarli e regalarli, per onorare come merita questa spettacolare giornata. Chissà se è la scelta giusta: a me pare di sì, ché una Santa Lucia che passa in due case per gli stessi bambini mi pare possa risultare poco credibile agli occhi non solo di Nipotino 1 che ha già compiuto sette anni, ma anche di Nipotino 2 che già ha memorizzato la password del mio cellulare, pur non sapendo quasi parlare. Scafato com'è non vorrei mai mettergli la pulce nell'orecchio (suo fratello ce l'ha già). Ovvio il terr , ehm, timore è che scoprano come stanno davvero le cose a proposito dei doni e della Santa, quindi meno indizi si danno meglio è.
Così non c’è più incanto per me da tanto tempo nel giorno di Santa Lucia. 
Ma quest’anno, proprio il 13 dicembre, mentre lavoravo attendendo l’arrivo dei bambini e sorridendo da sola all'idea del resoconto che mi avrebbero fatto del loro risveglio e dei regali, il campanello di casa mia ha suonato e, tipo visione, si è materializzata Figlia, che da me non passa mai.
Mi ha porto un pacchetto:
“Buona Santa Lucia”  
“ …? …”
“Apri dai …”
Avete presente quei libretti di pezza morbida e colorata che si regalano ai piccolissimi? Ecco dentro al pacchetto ce n’era uno.
“…?....”
“Leggilo, dai”
L’ho sfogliato, era la storia dello sfortunato incontro tra un pesce palla buono e un secchiello cattivo, e in mezzo, più o meno ad altezza terza pagina c’era una specie di termometro con una finestrella e nella finestrella ci stava scritto “incinta”.
E così ho saputo che verso metà agosto, sotto il focoso segno del Leone, arriverà Nipotino 3.     

venerdì 11 gennaio 2019

CHE TIPO DI NIPOTINO 2, 1


<<UHHH ….UHHHHHHHHHHHHHHHHHH ………UHHHHHHHHHHHH!!!! Veni subito nonna! VENI!!!>>
<<Eccomi, dimmi!>>
<<ADA QUI! ADA NONNA!!!!>>
<<Cosa devo guardare Lori?>>
<<Un fagiolo!>>
Sì, perché Nipotino n°2 è fatto così, è l’entusiasmo fatto nipotino, anche un legume intonso nel minestrone frullato lo rende felice.
Nipotino 2 ha una percezione fortunata della sua condizione di salute. Anche quando è fiaccato da febbre a 40,  tosse, mal di gola, otite, gastroenterite tutte insieme se gli si chiede come sta alza il suo sguardo fiducioso (appena un po’ appannato) e risponde senza esitazione:
<<Bene!>>
Nipotino 2 è fatto così, non focalizza il male, è incapace di sentirselo addosso.
<<O panlino o angolino! Bater no! Basino no!>>
<<Lori, fuori si gela, non possiamo andare nell’angolino. E per il pannolino, dai non sei stanco di averlo addosso?>>
<<IO NO! No stanco. O panlino o angolino. Bater no! Basino no!>>
Nipotino 2 è fatto così, è un tipo molto deciso, né la tazza del bagno né il vasino (sia pure di forma accattivante) lo convincono. E’ ben disposto invece nei confronti di una zona erbosa della mia terrazza (l’angolino), dove la scorsa estate gli ho fatto sperimentare la possibilità di fare pipì anche senza pannolino, imprudentemente dimentica del peso di un imprinting.
<<Dici tu!>>
Nipotino 2 è fatto così: a fronte di qualunque domanda gli venga rivolta con voce imperativa invita chi chiede a rispondersi da sé. 
E se si insiste che sia lui stesso a dire cosa ha mangiato a pranzo, come si chiamano i suoi amichetti, quanti anni ha, quale libretto vuole gli venga letto, perché sta spaventando Glicine (la gattina), come mai sta girando a piedi nudi, lui un po’ seccato ripete:
<<Dici tu!>>
<<Bagno sì, tetta no>>
<<Lori, la testa va lavata di tanto in tanto …>>
<<E PECCHE’?>>
<<Perché anche i capelli si sporcano!>>
<<E PECCHE’?>>
<<Perché la polvere si deposita e anche a volte il terriccio e anche i gas di scarico delle macchine…>>
<<COF’E’ I GAS DI SPARICO?>>
Nipotino 2 è fatto così: è capace di sfinirti prima di acconsentire a farsi insaponare e poi sciacquare la testa, roba da sconfortare anche Federico Lauri.
Ma poi, subito dopo il bagno e il match ingaggiato per quei capelli da pulcino c’è il momento di prenderlo tra le braccia, avvolto nell’asciugamano caldo. Ed è in questo preciso istante, che prelude numerose, accese discussioni (“FON NO!”; “CO –FAI, NONNA?”; “NO ASCIUGA ME ORECCHIE!”) che non vorrei essere in nessun altra parte del mondo al di fuori di qui. Succede, infatti, che io lo stringo tiepido e guizzante e con un odorino buono tutto suo, gli dico "ti voglio bene, Lori" e che lui mi prende il viso tra le mani, mi guarda intenso e risponde “Anche tu!”, perché nessuno vuole insegnargli a dire “anch’io”. Lo imparerà da solo prima o poi. Peccato.



lunedì 10 settembre 2018

7 X 5


<<Mi farebbe molto piacere, nonna, se venissi anche tu stasera a mangiare con noi da …>> e giù un nome tipo Westonlycowgrilled, foriero di immagini di bovini squartati appesi al soffitto grazie a ganci crudeli.  
<<Ah ok amore, ma ehm grazie … sai che io non mangio carne …>>
<<………………………………………………>>
<<Va be’ vengo per la compagnia per stare con te: è un giorno specialissimo, si va dove vuoi tu, dove si mangia quel che piace a te!>>
<<Ma nonnaaaaa,  non c’è solo carne, ci sono  gli hamburger!>> mi ha tranquillizzato Nipotino prima di riconsegnare il cellulare a Genero Preferito.

E così andrò e ignorerò lo sguardo di infastidita curiosità del cameriere (ma perché qui, se sei vegetariana, donna?) e chiederò con elegante noncuranza un piatto, uno qualsiasi, in cui non compaiono bestie col pelo cucinate.
Ma prima di questo, alle 4,30 andrò a prenderlo e lo abbraccerò stretto, gli bacerò i capelli corti e ruvidi da orsacchiotto biondo, lo prenderò per mano e a piedi andremo in edicola a comprare una cosa inutile di sua scelta, la più inutile di tutte, magari uno slime skifiltor da fabbricare in casa, con conseguenti zone appiccicose ovunque e risultato zero. Sì perché oggi possiamo, oggi Figlia non mi ha chiamato con il suo imperativo categorico, che scandisce in modo da essere sicura di non dare adito a fraintendimenti:  “NON COMPRARGLI NIENTE, HA TROPPO”.

E poi, dopo la sosta in edicola (per quanto ancora sarà questo il tuo Eden, Nipotino? Per quanto ti farà felice andarci a piedi con la nonna, discutendo di unicorni – ma esistevano quando eri giovane? – e di Blobby – è il più bello dell’Hotel vero, nonna? Vorrei fosse così per sempre, lo so, non andrebbe bene) andremo a comperare le scarpe nuove e già abbiamo negoziato sull’argomento.
<<Con le luci, eh, Nipotino …>>
<<Ma nonna, le luci no, sono da bambini piccoli!>>
Ma Nipotino, sei nato da un minuto, va be’, di più, oggi compi sette anni e il tuo numero di scarpe è il 35, senti qui: 7 x 5 = 35!  Bella eh questa trovata per dargli un assaggio delle moltiplicazioni, ha controllato contando con le dita, è portatissimo per la matematica (da chi avrà preso non si sa), lo attirano gli insiemi, le categorie, le classificazioni. Ma lo affascinano anche le parole, abbiamo una scatola con tante striscioline di carta con su scritte le più belle (a nostro insindacabile giudizio). Tra tutte, preferisce “calicantus” ma forse l’ ho influenzato io, credo giudicasse migliore “coleottero”.  
Sette anni compie oggi il mio Nipotino, è da ieri che è nato ma con quei capelli biondi tagliati da marines e le scarpe nuove senza luci (fortuna che ce ne è un altro che le vuole e da fermo sbatte il calcagno a terra per farle illuminare, così da stupire gli astanti) è ormai un ragazzino.
Bruchino, amore, sei già crisalide e nella perfezione assoluta del tuo viso già si legge la trasformazione che avverrà. Ô temps, suspends ton vol.

sabato 28 luglio 2018

DI NIPOTINO 2, STRANIAMENTO E UN PO’ DI LACRIME



E così la prima volta che ho visto Nipotino 2 – e qui si parla di essere ancora all’ospedale – cioè di ieri o di un secoli fa, per quella alchimia che spinge ad archiviare certi accadimenti in un anfratto della memoria che li mantiene vividissimi nell’insieme, ma ne scolora i particolari, mi è parso che non ci sarebbe stato modo migliore per farmi notare da lui, ancora un po’ stordito dalla recente fase espulsiva, che andare a cambiargli il pannolino,  sottraendolo a quel gineceo di amiche di Figlia che se lo litigavano, neanche fosse l’unico salino su una tavola in cui erano state servite pietanze sciape.
Con la disinvolta determinazione conferitami dal ruolo  - sono la nonna, ragazze, la nonna Alfa, l’unica che ha il diritto di prenderselo in braccio adesso, che è nuovo di zecca, quasi ancora incartato, come si può notare dalle tracce di vernice caseosa sulla testina – ho preso Nipotino 2 delle braccia di una delle Grandi Amiche che affollavano il letto della puerpera, gettando un rapido sguardo alla stessa per essere certa che non disapprovasse (no, per fortuna).  
L’ho messo sul fasciatoio, ho aspirato il suo odorino di bambino nuovo, e poi l’ho guardato tutto, pezzetto per pezzetto, ditino per ditino, peluzzo per peluzzo. Ciao Nipotino 2, benvenuto. Gli ho tolto quindi la pezza in cui era avvolto ed è proprio in questo preciso istante che ho realizzato la stupefacente somiglianza con Figlia appena nata. Dalla testina armonicamente tonda, pesante scotto che, in sala parto, si paga alla perfezione, dalla bocca ben disegnata, agli anelli di ciccia intorno alle caviglie (di già, prima ancora di festeggiare il compledodici ore!), fino al pianto possente, un vagito grintoso, espressione di personalità ma anche, per alcune vibrazioni meno intense, di una certa apertura alla negoziazione, era identico a Figlia quando era neonata (ché adesso non ha anelli di ciccia e una massa di capelli, solo il disegno della bocca non è cambiato).
E così la prima volta che ho iniziato a svestire Nipotino 2 ho pianto un po’, per il sollievo che fosse andato tutto bene e la soddisfazione di aver scampato l’infarto da terrore puro che rischiano le nonne fuori dalla sala parto e per la gratitudine che fosse così straordinariamente simile alla mamma che, nel caso specifico, un imprecisato numero di anni prima, era stata la mia bambina nuova. Ma non volevo affatto piangere, e diamine, la lagna no, povero Nipotino 2, così ho inventato lì sui due piedi una filastrocca di Vero Amore per riportargliela in tempo reale con tono allegro. Lui si è zittito (già si intravedeva la stoffa di intenditore di filastrocche, oggi confermata), io gli ho tolto il pannolino e per un attimo, oh davvero una frazione di attimo, meno di un battito di ciglia, ho sentito un brivido di freddo sulla schiena e pensato, no dai, concepito un abbozzo di pensiero, sorretto da un guizzo di disorientamento: “Dov’è la mia bambina? Me l’hanno scambiata! AIUTO! Questo ha il pisello”.  
Gli scherzi della notte insonne e della somiglianza spudorata di Nipotino 2 con Figlia.


  

giovedì 9 giugno 2016

DI EROI, CAPRIOLE E UNA TELEFONATA


E mentre lo tenevo stretto nel lettone, raccontandogli di un  bambino che un giorno divenne fratello maggiore destando l’ammirazione e lo stupore di tutti, anche per i gesti da eroe di cui era capace, è suonato il mio telefono. E’ apparsa la scritta FIGLIA e io ho pensato “Nooooo, ora mi dice che la rimandano a casa, che è ancora presto, che forse succederà domani o chissà mai quando perché se una gravidanza è eterna la fine non arriva”

Ma mi sbagliavo: <<Mamma ….nonna …nonna due volte>> ha detto Figlia.

E poi mi ha chiesto se Tommaso era sveglio – sì lo era – e di passarglielo.

<<C’è la mamma, Tom, ti deve dire una cosa….>>

Lui, con un soffio impercettibile, ha  chiesto:

<<Mamma? E' nato?>>

<<Sì, è qui! Hai un fratellino!>> ha confermato Figlia, la voce un po’ così perché la scelta di non fare l’epidurale si paga eccome.

Nipotino è diventato pallido, poi le guance gli si sono colorate di un rosa acceso, la sfumatura dell’eccitazione, e ha cominciato a saltare sul letto, senza più traccia di sonno sul visino delle grandi occasioni.

<<Andiamo a vederlo nonna? Ti pregooooo>>

<<E’ notte, Tom, domani, non ci farebbero entrare ora. Domani mattina, va bene?>>

Lui ha emesso un sospirone, poi ha sorriso guardando verso il soffitto, ha compiuto un altro paio di balzi festosi ed è stato al terzo che ha toccato il letto con gli occhi già chiusi, letteralmente piombato nel sonno.

Lorenzo è qui, pesa 3,600 chili ed è bellissimo.


giovedì 4 febbraio 2016

CHE TIPO DI NIPOTINO 4


<<Nonna, ho inventato una parola!>>

<<Davvero? Me la dici?>>

<<CeRRRto, l’ho inventata per te: ronna! Rrrronna! Facendo la rrrr come rrrrr>>

<<Ah, magnifica, e cosa vuol dire?>>

<<Vuol dire “quasi nonna”, cioè non tutte le nonne ma tu e basta>>

<<Nipotino, sei davvero speciale, non è da tutti inventare le parole e ti ringrazio di cuore per questo bellissimo regalo>>

<<Rrrronna, lo sai che so fare un’altra cosa molto speciale?>>

<<Ma tu oggi mi vuoi stupire proprio, eh? Dai, dimmi, sono curiosissima>>

<<Mi so far tremare i denti>>