UNA PER UNO

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babbucce

domenica 2 ottobre 2011

ENTRATA IN SERVIZIO

Figlia ha ripreso a lavorare 4 ore al giorno per cinque giorni alla settimana, chiedendomi a titolo di favore di evitarle la tiritera sui diritti femminili associata ad articolate critiche nei confronti di un’organizzazione sociale che non sempre tutela la maternità (vedi il caso delle giovani donne medico).
<<A ma’, rassegnati>>, mi ha detto fermamente intenzionata a tagliare corto, in quanto senza neanche un filo di energia da spendere in disquisizioni socio-esistenziali. I primi due giorni è toccato a GP (genero preferito) tenere Nipotino, ma giovedì non poteva. E così,  fin dal mattino ho saputo che dalle tre alle sette mi sarei dovuta occupare personalmente di lui. Finalmente soli, ho pensato, ma senza l’entusiasmo che immaginavo avrei provato. E se la mia vecchia ernia del disco fosse saltata fuori all’improvviso, dopo anni di remissione? E se fossi inciampata proprio mentre andavo a prenderlo perché piangeva? E se avessi sbagliato a scaldare il latte che Figlia aveva raccolto e messo in frigorifero già diviso in boccettini da 100 ml? Ho detto a Figlia di stare tranquilla, che alle 14.50 in punto sarei stata lì, quindi dopo aver chiuso il telefono ho guardato fisso l’immaginetta di Sant’Antonio da Padova (la mia città natale, ecco perché il Santo) che tengo appesa al computer a protezione celeste di sfighe cosmiche, quali perdita di tutti i dati dell’hard disc, interruzione improvvisa della corrente prima del salvataggio del file,  presenza di virus refrattari, a cui AVG fa un baffo, e ho iniziato a contrattare l’efficienza fisica e lo stato di salute ottimale per il pomeriggio che mi attendeva. Per sicurezza ho comunque detto a Nonno Putativo che se avesse avuto il coraggio di andarsene al lavoro come se niente fosse, lasciando Nipotino in balia di una a cui come niente poteva uscire un’ernia del disco talmente dolorosa da renderle impossibile accudirlo significava che era un uomo insensibile e crudele. Un uomo senza amore, a cui dire addio senza rimpianti.  Così Nonno Putativo ha fatto quelle dodici-quindici telefonate che permettono di prendersi mezza giornata di ferie  decidendo cinque ore prima e si è reso disponibile come baby-sitter di sostegno o di pronta-sostituzione, in caso di improvvisa invalidità e/o rincitrullimento della baby-sitter titolare.       Siamo arrivati a casa di Figlia con quella sensazione di inadeguatezza mista a terrore (più un puntino di eccitazione) che sbarra l’ingresso dell’aria nei polmoni prima di un esame o di un colloquio di lavoro in cui ci si gioca il futuro. Figlia ci ha tranquillizzato, ha raccomandato a Nipotino di fare il bravo (che però suonava, almeno ai nostri agitati orecchi, come un “stacci attento ai nonni") quindi si è dileguata. Ci siamo guardati, leggendo l’uno sulla testa dell’altro un fumetto con scritto GULP (quando si dice le affinità elettive) ma nella sua accezione molto più volgare (quella con due zeta lui, quella alla siciliana io che son portata per le lingue). Dopodiché siccome Nipotino dormiva della grossa ho pensato che mi sarebbe dispiaciuto che si sentisse abbandonato quindi piano piano l’ho tirato su dalla culla per fargli capire che poteva contare su di noi.



Ce lo siamo tenuto in braccio a turno, dividendoci equamente i minuti, senza neppure litigare data la solennità della circostanza.
 Dopo circa tre ore da lui trascorse dormendo  e probabilmente sognando distese di latte, dato che di tanto in tanto ciucciava a vuoto, abbiamo deciso di rimetterlo nella culla. Sempre per non farlo sentire troppo solo gli abbiamo però preso la manina.


7 commenti:

  1. ............che bellezza.....e che tenerezza.....un bacino a quella manina di cuginetto nuovo di zecca.....che spero di conoscere presto!! (e visti i tempi familiari, almeno finché profuma di latte) ....(e viste le origini familiari, almeno prima che'l spussa de vin!!!!!) :-)

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  2. :-))))))))))))))))))))))))))))))))))))))

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  3. :D :D :D e all'infarto non ci hai pensato? quando mia figlia era piccola come Nipotino, la mia mente era piena di queste paranoie: l'infarto (improvviso e tale da impedirmi qualsiasi richiesta d'aiuto) era nella top ten!!! anche adesso ho mille paure se siamo sole, così le ho insegnato a chiamare il 118!
    pensare che fino a un attimo prima di diventare madre mi sentivo invincibile e nulla mi intimoriva!
    come sempre, mi sono stragoduta il tuo racconto! un bacino al cucciolo! e un abbraccio a te!

    PS: essendo "dotata" di ernia del disco anch'io mi sento di consigliarti di non inarcare troppo la schiena quando lo prendi in braccio… per il resto vedrai che andrà tutto superbene (ma tu lo sai!)

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  4. TABATA POTTER (ahimé sloggata per sempre :-(
    Soleenuvole, certo hai fatto bene a ricordarmelo, all'infarto non avevo pensato (ma solo perchè avendo smesso di fumare mi sento eroica). Mi hai fatto ricordare la convinzione di essere invincibile einvulnerabile che mi era propria prima dell'arrivo dei figli. Che stupenda sensazione, perduta, ritrovata quando i figli sono diventati garndi e ora perduta di nuovo.
    FV: :-)
    Ginevra: ma che dici? Nipotino non saprà mai di vino, solo di cannella e di zenzero e di zucchero filato (con un'ideuzza di sandalo, ma solo quando sarà un uomo)

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  5. Ho sbirciato il blog su e giù, mio piace un sacco. Soprattutto, da figlio/genero che ha figli, è bello vedere nonne che, per una volta, ammettono i timori e non entrano nel vortice del "Ghe penso mi". Tornerò!

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  6. Anche adesso, che il PiccoloLord ha due anni (anzi, forse proprio per questo), nelle ore in cui siamo solo io e lui non faccio altro che stargli vicina, aiutata anche dal fatto che gli uomini di casa sono disponibili a "giocarci" nella pausa pranzo, o a sostituirmi come "donna di casa" nel preparare la tavola e controllare la cottura della pasta . . . :-)
    Quando era piccoletto, la mamma (lavorava 3 ore per quattro giorni la settimana) lo "istruiva" così: "Fai il bravo, mangia la pappa e . . . fai la cacca prima che arrivi io, così ti pulisce la nonna!" ;-)
    Ciao, R

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