UNA PER UNO

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babbucce

martedì 22 ottobre 2024

MEGLIO NON CHIEDERE

 

Alle sette del mattino vado a casa loro (di loro Tre) per prepararli e poi portarne a scuola due su tre, cioè le due Elle, così chiamati quando vanno in coppia dalle iniziali dei nomi. Delle liti furenti, delle negoziazioni (se fai quello ti do questo, se non fai questo non avrai quello), delle minacce antiche quanto inefficaci (adesso conto ... e uno e due e poi qualcuno mi saprebbe dire cosa mai succede al tre? NULLA DI NULLA da che mondo è mondo) non dirò: chiunque abbia avuto per le mani dei bambini + un adolescente già con brufoli e cappuccio in testa d’ordinanza, ne sarebbe tediato, il “già  vissuto” annoia.

Bene stamattina mentre stavamo per toccare il fondo – Lorenzo si rifiutava di lavarsi i denti perché avremmo fatto tardi e guai a dirgli che avrebbe fatto prima a farlo che a spiegarmi la ragione per cui non poteva e Leonardo, semivestito, dava vita a un sabba infernale sul letto urlando a squarciagola un rap di sua invenzione - ho detto basta a 80 decibel ottenendo un inaspettato fermo immagine. Ma a quel punto la Montessori che è in me si è fatta sentire forte e chiara. <<Non è così che si ottiene obbedienza!>> quindi mi ha suggerito la seguente domanda che, soggiogata, ho rivolto con tono dolce e fermo, come manuali insegnano: <<Ragazzi, per favore vorrei che rispondeste con sincerità a quanto sto per chiedervi>>. Orrore puro nei loro occhi: sono maschi detestano essere interrogati su qualsivoglia argomento.

<<Allora, ma voi davvero vorreste che nessuno la mattina si occupasse di voi? Che nessuno si preoccupasse di mandarvi a scuola ben vestiti, ordinati, con un buon odorino di pulito addosso?>>.

In coro hanno risposto, senza esitazione alcuna, le due Elle per una volta tanto alleate: <<Sìììììììììììììììììììì. Ci piacerebbe tantissimo!!!!!>>.

Maria Montessori, taci per sempre.   

mercoledì 9 ottobre 2024

UN ESPRESSIONISTA TRA I TRE

 

Nipotino 2, Lorenzo, bambino gentile e fascinoso, a tratti stravagante ma con stile, preciso, ordinato (grazie  alla scuola materna Tagesmutter, santa Tagesmutter foriera di bambini virtuosi), ossessionato dalla puntualità, capace di violenta ribellione se gli si suggerisce di invitare almeno una bambina alla sua festa di compleanno (NONNA  TI PARE CHE IO E I MIEI AMICI GIOCHIAMO CON LE FEMMINE?) stamattina all’alba, quando sono arrivata a casa loro (di loro tre) mi attendeva con la matita in mano. Doveva finire il compito “Ritrai la tua famiglia (solo parenti di primo grado)”. Sotto la me da lui già disegnata, un cerchiolino con spaghetti la testa, gli occhi a puntolino, niente naso, una bocca da Scaramacai, tronco, gambe, braccia da insetto stecco e come gonna un triangolino stortignaccolo,  doveva mettere la mia data di nascita. Detto fatto, mi ha invitato a vedere l'opera completa. In cima al foglio i tre fratelli, lui in mezzo. Sotto i ragazzini, Figlia (la mamma) e Genero Preferito (il papà). Poi io quindi, da sinistra verso destra, Nonno Bio tratteggiato con uguale perizia, fedeltà rappresentativa e qualche differenza da me: capelli meno lunghi e un paio di baffi in più.

Procedendo nella stessa direzione orizzontale, dopo le due caselline con i Nonni Alfa (io e il papà di Figlia), gli altri nonni, i genitori di Genero Preferito che non ci sono più da tanto tempo, così tanto da essere riusciti a conoscere solo uno su tre, dei Tre (e Dio – o chi per esso – sa quanto sia in pena per questo).

Nessun disegno, nessun ritratto di questi nonni che non ci sono più, solo le date di nascita accanto alle cornicette vuote.

<<Lorenzo, perché non hai disegnato la nonna e il nonno che sono in cielo?>>

<<Perché non li ho mai visti di persona!>> . Era così ovvio.

Così ho capito che lui mi vede esattamente come mi ha disegnato e che non mi avrebbe mai potuto disegnare esattamente come ha fatto se mi avesse conosciuto solo in foto. Con i capelli marroncini, il sorriso d’ordinanza (eh le nonne sono perennemente di buon umore, mica come le madri ahahhaah, questa è cattivissima) e soprattutto MAGRA. Grazie mille, Lorino, direi che il tuo stile pittorico è l’espressionismo e per me va più che bene, mi piace tanto come mi hai ritratto e quando, il prossimo giugno, questo foglio tornerà a casa me lo accaparrerò per abbellire il frigorifero.  

Mi resta da capire se davvero Lorenzo non sia grado di disegnare i nonni che sono in cielo perché non li ha mai visti di persona (solo in foto) o se invece si è rifiutato per qualche altra bizzarra ragione che non so immaginare (i grandi non capiscono mai niente da soli, verissimo caro Saint-Exupéry). Escludo comunque che si tratti di svogliatezza perché Lorenzo è andato alla Tagesmutter che lo ha forgiato al duro lavoro. Chissà che altro, allora.     

martedì 16 maggio 2023

NIPOTINO 2, LORENZO

 

Intorno all’enorme tavolo della cucina siamo seduti io, Figlia e Nipotino 2, Lorenzo. Gli altri due, Nipotino 1 (che tanto ino più non è, mi ha superato sia in peso sia in statura, non riesco a farmene una ragione) e Nipotino 3 (ancora ino, almeno per un po’) si stanno bastonando e insultando nella stanza accanto, mentre la madre (che poi è mia figlia) distrattamente di tanto in tanto li invita a farlo sottovoce, menatevi pure, per amordiddio sennò che fratelli sareste, ma in silenzio.  È un evento eccezionale essere intorno al tavolo noi tre, peccato che la circostanza sia molesta: occorre presidiare i compiti. Lorenzo fa la prima, è ordinato, diligente, ci tiene moltissimo a fare bella figura con le maestre, il che si traduce in un’agonia per chi lo assiste. In balenese (chi ha visto Alla ricerca di Nemo sa di cosa parlo) legge a voce alta la comanda: SCCIIEEEGLI (“gli” di glicine) tre deeeellleeeeeeeeeee V…V…Veentii PParolllle in EE-LLENNN-CO e SCRIV..III tre PPensieeRRini.

Ce l’abbiamo fatta. Si devono pescare tra 20 parole tre parole per comporre altrettanti pensierini.  Adesso si tratta di leggere le tre parole da prediligere. Sempre in balenese, Lorenzo inizia, compunto, attento, seduto con la schiena dritta, l’astuccio davanti a sé con tutti le matite temperate alla perfezione. Tommaso, prendi esempio, tu che fai i compiti sdraiato sulla scrivania in un tripudio di cartacce, briciole, di cappucci penna masticati (per non dire del resto). 

Una lettura complicata quella delle 20 parole, OM, recitiamo mentalmente Figlia e io, ci si fa buddiste per tenere duro e non fuggire lontanissime da quell’elenco e dai faticosi successivi pensierini tutti da scrivere, parola dopo parola, lettera cancellata dopo lettera cancellata, avere un Lorenzo perfezionista è impegnativo. Si va da ciliegie a ceci, passando da baci, alberi, computer, lampade, pastelli e via via fino a cinghiale.  

Per aggiungere pathos alla circostanza, sfido Nipotino 2 al gioco tutto nostro dell’indovinare il preferito.

<<Dimmi secondo te quale tra questi nomi mi piace di più>>.

<<Cinghiale!>> risponde subito, senza esitare un attimo.

<<Ma come fai a vincere sempre? Sai leggere nel pensiero forse?>>.

<<Tiro a casaccio e mi va di fortuna>>. Mente, io lo so.

<<Non è vero, dimmi il tuo segreto!>> gli ordino.

E lui con un tono intollerabile (un mix di compatimento, noia, ironia sprezzante) imparato in un amen dal fratello grande appena entrato in adolescenza (Dio delle madri dei padri e delle nonne guarda giù) mi dice:

<<Forse è perché ti conosco?>>.

Mi spiazza. Per il tono, certo, ma soprattutto per la sua sensibilità e il suo intuito che già, e ha solo sei anni, sente il bisogno di mascherare con una voce da duro che non si lascia certo intenerire da una nonna.  Ma è quasi ora di cena, forza, fai ‘sti pensierini.

Mica semplice.

<<Dai scegli “cinghiale”, cominciamo da qui>>.

<<Non mi viene in mente niente …>>, sospira.

<<Perché non scrivi: a Roma è facile imbattersi in un cinghiale?>>

Niente da fare. Figlia boccia la proposta. Sostiene che le maestre capirebbero che non è farina del suo sacco. Vabbè, peggio per voi dico, tagliati fuori dalla cronaca, dall’attualità. Non se ne parla. Lorenzo pensa a costruire un pensierino con cinghiale. La faccenda è più complicata del previsto. Si divincola sulla sedia. Forse piangerà perché ci tiene a fare i compiti per bene e teme stavolta di non riuscirci.

Allora rilancia Figlia,  solerte, ispirata e suggerisce di scrivere:

<<A me piace il salame di cinghiale!>>.

Le guance di Lorenzo si colorano (lui è tutto chiaro, i capelli, la pelle) , mi guarda, gli occhi allargati di stupore e disagio, e scoppia a ridere forte. Un riso imbarazzato, gli dispiace quel che ha detto la mamma ma la ama talmente, è talmente adorante, che mai e mai e mai si mostrerebbe critico nei confronti di qualsiasi cosa venga da lei. Però sa che mi piacciono i cinghiali e che non mangio carne quindi quel pensierino volonteroso, suggerito dalla sua personalissima dea della Giustizia, della Bellezza e della Verità, lo mette in croce, afferma una realtà scomoda da ammettere davanti alla nonna vegetariana a cui sa leggere nel pensiero. Ride Lorenzo e io lo guardo e rido con lui, “ho capito” gli dico muta, ho capito che ti dispiace che io possa pensare che davvero in te la parola “cinghiale” evochi solo una lunga fila di salsicce. 

Così Lori, il nostro Piccolo Principe, stessi capelli, stesso sguardo, stesso garbo, stesse spiazzanti intuizioni, stessa  surreale saggezza dell’originale.     

 

mercoledì 30 dicembre 2020

DI SINCRASI E NIPOTINO 3

Nipotino 3 è forte e possente e nato con la convinzione che il mondo, da qualsiasi prospettiva lo si osservi, sia un luogo meraviglioso e che in ogni pacco, qualunque ne sia la provenienza, ci sia un regalo di inebriante splendore. A quest’ultimo proposito va detto che nulla lo delude, neppure, per dire, il più maestoso dei doni orrendi: un pigiama.

Nipotino 3 si entusiasma fino a restare senza fiato per fiocco di neve che riesce ad afferrare con la lingua, schiva con allegra disinvoltura gli oggetti contundenti che i fratelli di tanto in tanto, per puro errore, per una svista, perché sono cose che capitano,  si scagliano addosso con inaudita violenza, ed è un appassionato, instancabile ascoltatore dell’affascinante libriccino dall’intrigante titolo “Peppa Pig va al supermercato”.  Nipotino è grato del fatto che i suoi parenti stretti e la sua tata abbiano labbra per sorridere mentre il resto del mondo al loro posto ha una poco espressiva bandinella appesa alle orecchie, sotto la quale chissà cosa c’è, forse niente. Nipotino comprende tutto ma oltre a Mamma non dice nulla. Ne consegue che chiunque è “Mamma”, anche il papà e la gatta. Ostinata gli ripeto che io sono la NONNA, la nonna, capito?

“Ragazzi”, dico a Nipotino 1 (ormai alto quasi quanto me e con spalle da rugbista) e a Nipotino 2 (efebico, disegnato personalmente da Saint’Exupéry), “chiamatemi tutti e due a voce alta, dite NONNA!”

“Perché dobbiamo dire NONNA, nonna?”

“Perché così lui capisce come chiamarmi”

“Nonnaaaa, NON-NNNNAAAA. Lei è la nonna”

“Io sono la NONNA”.

Nipotino 3 ci guarda a uno a uno, con gli occhi luccichini, i pomelli arrossati dalla felicità che gli riserva ogni minuto della sua giornata, e poi scuote la testa e buttandosi contro le mie ginocchia per abbracciarmi come solo lui sa fare, vibrante di allegria, poi forte, possente, gioioso mi apostrofa con l’unica parola che sa dire “MAMMAAAA”.

“Io sono la nonna” gli comunico un po’ rassegnata.

“Lei è la nonna” lo irride Nipotino 1.

“Lei è la nonna” lo compatisce Nipotino 2.

Ciascuno ha un suo stile personalissimo.

Ma a Nipotino 3 è difficile far cambiare idea. Però ieri qualcosa è accaduto.

Mi è corso incontro, la contentezza fatta bimbo, mi ha guardata dritto negli occhi e poi avvinghiandosi alle mie gambe ha detto con maliziosa determinazione:

“MANNA!”  

Nipotino 3 non spiaccica una parola perché, evidentemente, quelle disponibili non lo convincono. Si dà alle sincrasi, quindi. Con l’approvazione dei fratelli che immediatamente hanno fatto proprio il neologismo. E Nipotino 2, gracilino e profondo, mi ha spiegato perché:

“Manna perché te sei un po’ nonna e un po’ mamma”.

Si dice tu, non te, ma che m’importa.

 


domenica 25 agosto 2019

MENTRE CORREVO


Il mio Genero Preferito che non manca di un certo senso pratico (come Edo del Marito in collegio) poco dopo mezzanotte ha creato su WhatsApp il gruppo “Tuttoiltravagliooraxora” e vi ha iscritto d’ufficio qualche intimissimo, da tenere al corrente in tempo reale di quanto stava accadendo. Niente di niente fino alle 5: pochi avanzamenti, pochi centimetri, tanti dolori sì, ma non efficaci. In compenso nella mente di Figlia prendeva piede la spiacevole convinzione che il bambino non sarebbe nato mai. Via messaggio, attraverso Genero Preferito, le giuravo e spergiuravo che invece sarebbe uscito, ma lei diceva che no, che ormai la sua condanna a vita era stata pronunciata e sarebbe rimasta in travaglio da lì all'eternità. Alle 5,10 sono uscita a correre, obbligata dall’ansia e dall’adrenalina: in alto uno spicchio di luna troppo sottile per schiarire il buio pesto, per strada nessuno e nell’aria un primissimo sentore d’autunno. Ho raggiunto le Mura le ho circumnavigate tutte, cercando di concentrarmi sulla città illuminata, tremolante come una distesa d’acqua. Poi nel silenzio spettrale il bip: un messaggio! Mi sono fermata … la password … no non posso essere così stordita da non ricordarla …. Invece sì … ha dell’incredibile …. Forse sto dormendo ora mi sveglio e la ricordo… Senza password non posso leggere il messaggio … non posso sapere che è successo … Dio degli Automatismi illuminami, restituiscimi la password prima che ci lasci le penne. Ho chiuso gli occhi e digitato affidandomi alla memoria dei gesti: sì sì sì!
Ho cliccato sull’iconcina verde, l'sms era di Genero Preferito, laconico eppure poetico:
<<E’ nato!>>
Benvenuto  Nipotino 3, per ora so di te che appena venuto al mondo hai fatto una pipì lunga sull’ostetrica, che ti sei attaccato subito al seno di Figlia e sei un succhiatore vorace. So anche che il tuo nome comincia per Elle come il mio e come quello di mia madre

mercoledì 17 luglio 2019

FALLIMENTO DELLE SACRE PROCEDURE


Visto che Nipotino 3, privo ancora di un nome (la decisione si sta rivelando complessa) ma con un corredino che neanche Louis d’Inghilterra (Figlia non ha buttato neanche una tutina dei primi due), è in dirittura di arrivo, come da manuale abbiamo deciso di affrontare l'argomento con Nipotino 2, il quale ignora ostentatamente la pancia di sua madre nonostante pare ospiti un’anguria, da concava che era.
Abbiamo seguito la procedura, appresa dai sacri testi prodotti dagli dei della psicologia e per maggior sicurezza, su commissione di Genero preferito, ho scritto una piccola storia ad hoc, che un giovane artista ha illustrato, e che è risultata talmente convincente da meritarsi la pubblicazione, a beneficio di altre mamme in attesa di un bimbo 3, con la gelosia di un bimbo 2 da controllare. 
Approfondimenti al riguardo si possono trovare a questo link:
Dunque, seguendo le autorevoli indicazioni dei più prestigiosi esperti di animo infantile abbiamo rassicurato Nipotino 2, gli abbiamo garantito attenzioni, presenza e compagnia per costruire navi con il Lego, nonché promesso per il giorno del parto uno strepitoso regalo, visto che tutto è in vendita, compresa una benevola predisposizione d’animo verso un intruso appena nato.
Nipotino 1, saggio come Confucio, si è unito al coro di incoraggiamento: 
<<Lori, la mamma non andrà a lavorare per un po’>>,  ché  lui sa che per suo fratello è questa la regina delle occasioni fortunate.
Abbiamo atteso con il fiato sospeso una qualunque reazione. Nulla.
<<Lori, vieni qui>> ha detto Figlia.
Lui si è avvicinato, ha guardato il pancione sobbalzante, per via dell’esuberanza di Nipotino 3 che ci sta chiuso dentro, poi con la tranquilla determinazione con cui ogni giorno  annuncia che quando gli scappa la cacca occorre mettergli il pannolino altrimenti lui non la farà, ha guardato Figlia e indicato la pancia, per poi così pronunciarsi:
<<Che CHIFO>>
<<Lorino, ma hai capito cosa c’è nella pancia?>>
<<NIENTE>>
<<Lorino qui dentro c’è il tuo fratellino>>
<<NAAAAA c’è la pappa INVECE>>
<<Lorino c’è un bimbo lì dentro, il tuo fratellino che tra poco uscirà e meno male che ci sei tu ad aiutare la mamma con questo bimbo piccolino. Hai capito?>> ha ribattuto dolcemente Figlia, come da manuale.
<<Quando riva lo (am)MASSO>> ha detto Lori con tono piatto guardando l’orizzonte.
<<Ma non puoi!>> lo ha disilluso con veemenza Nipotino 1, portandosi contemporaneamente le mani sulla bocca per soffocare una risata in bilico tra l’ammirazione e il compiacimento.

venerdì 12 luglio 2019

IL SIGNORE CON I GERMI


Da qualche settimana Nipotino 2 è reso inquieto dall’idea di raggiungere la Casa Piccolina, una specie di bungalow che Figlia e Genero Preferito hanno affittato sulle rive del lago di Garda per trascorrerci i fine settimana di giugno e luglio.  All’inizio era entusiasta di andarci, gli piaceva tutto, in particolare avere a disposizione la mamma e una piscina con acqua tiepida, entro cui si può entrare senza la cuffia. Apprezzava anche fare merenda con l’anguria, indossare tutto il giorno solo il costume da bagno, e poter contare su sette otto passerotti zampettanti, per ripulire dalle briciole il pavimento del minuscolo patio antistante la Casa Piccolina.
Poi un giorno ha iniziato a dire, con una certa dose di frigna:
<<Non ci voglio più andare alla Casa Piccolina>>  
<<Perché Lorino?>>
<<NO piace a IO la Casa Piccolina>>
<<Lori, perché?>>
<<Per il Signore Con i Germi. Mi fa paula>>
Dio degli enigmi illuminaci! Chi sarà mai questo figuro infetto? Di quali malattie terribili è portatore?
<<Dicci meglio, Lori, dove sta questo signore, abita nel campeggio? E’ un vicino di Casa Piccolina?>>
<<NAAAAAAAAAAAAAAA>>
<<E dove sta allora? In riva al lago?>>
<<Ehmmm eeee…sta … sta … su quella strada lunga che si va alla Casa Piccolina …>>
<<In autostrada?>>
<<Sì!>>
Dio delle sciarade, dove sei? Come potremo identificare un uomo contagioso sulla A4? Manco Figlia che è del mestiere sa come fare.
<<Lori, spiegati meglio, perché dobbiamo risolvere questo problema>>
<<Ho paula, c’è il Signore con i Germi mentre che si va alla Casa Piccolina>>, ripete piuttosto spazientito dall’ottusità che lo circonda.
Nipotino 1 stanco di questa storia che mette in forse il desiderato fine settimana al lago  inizia a riflettere. Pensa e pensa, la fronte corrugata. Lui, che pure in molte circostanze ritiene che Lorino farnetichi, in questo caso anziché guardarlo con il consueto compatimento, avvicinando l’indice alla tempia e facendolo girare, che sta per “gli manca una rotella”, gli crede: questo Signore coi Germi da qualche parte deve averlo visto davvero.
Stiamo tutti con il fiato sospeso: Nipotino 1 sta a Nipotino 2 come Olga Fernando sta a Barack Obama, quindi se c’è nel mondo qualcuno che può farci comprendere di cosa Lori sta parlando è lui.
 <<Ho capito! HO CAPITO! Lui vuole dire quel manifesto con una donna che al posto dei capelli ha i VERMI! Dice germi ma vuole dire vermi!>>
<<Sì sì sì!!!>> approva con entusiasmo Nipotino 2
Autostrada … signore con i germi …donna con i vermi … mmm …dunque …
Dio dei Rompicapo, sia lode a te: Medusa! Lungo l’autostrada c’è un cartellone con l’immagine (dipinta dal Caravaggio) di una delle Gorgoni, quella con un groviglio di serpenti al posto della capigliatura.  E’ l’innocua (non contagiosa, non infetta) pubblicità di una mostra che dal 10 luglio si sta svolgendo nel castello di Desenzano.
Bravo Nipotino 1, meglio della Fernando.
Ora non resta che convincere Nipotino 2 che se è vero che nella leggenda a guardare Medusa si rischia grosso, lo è altrettanto che quella in autostrada è solo una riproduzione, incapace di qualsivoglia maleficio.
Dopo lunga ed estenuante contrattazione, Nipotino 2 si è deciso a salire in auto verso il lago, a patto di essere avvertito in prossimità del cartellone incriminato, affinché possa, per prudenza, chiudere bene gli occhi fino a quando il Signore con i Germi sarà superato abbondantemente. 




venerdì 22 febbraio 2019

L'APRIRA' STASERA (MENTRE QUI SI FRIGGE)


E così ho scritto all’amico ginecologo, lo stesso che ha fatto nascere Figlio, un sms con una domandina facile facile, che richiedeva solo un amen di risposta: un segnetto grafico (+) e una parolina di appena sette lettere.
Ma lui niente, ammutinato così tanto da arrivare a non aprire neppure WhatsApp,  ben sapendo, in qualità di Migliore Amico, che avrebbe trovato me e la mia domanda indelicata a cui mai e mai avrebbe potuto rispondere perché non solo è tutto d’un pezzo, ma nutre anche la scellerata convinzione che la privacy delle sue pazienti, qualunque esse siano, figlie delle migliori amiche incluse, sia una creatura viva, da difendere con se lui fosse mamma orsa e lei il suo cucciolo.  
Nel mio messaggino stava scritto: <<Dimmi solo se è un po’ più maschio o un po’ più femmina>>
Sì, perché lui LO SA. E’ il solo a saperlo. E’ il solo ad avere letto il referto di quell’innovativo esame che si chiama “Dna fetale nel sangue della madre” che non solo ti dice che va tutto bene ma anche se un Nipotino 3 è un bambino o una bambina.
Che va tutto bene, bontà sua, lo ha già anticipato per telefono a Figlia, l’altra delucidazione non è pervenuta, ha stampato il referto dal suo pc, lo ha chiuso in una busta e si è messo in modalità silenzio assoluto. E’ stata Figlia a chiederlo:
<<Non dirmi altro: già bello così! Va tutto bene! Se è maschio o femmina lo voglio scoprire con un po’ di atmosfera, passerò a prendere la busta oggi pomeriggio>>
Prenderà la busta e, mentre io friggerò come si conviene in simili circostanze, non la aprirà, ma attenderà stasera quando seduta con tutta calma davanti a Genero Preferito la tirerà lentamente fuori dalla borsa per spartire con lui un attimo di eccitata suspense e poi la stupefacente, grandiosa scoperta dell’identità di genere del bimbo in viaggio.  Poi, bontà sua, ci inviterà a casa loro e ci terrà ancora un pezzo sulle spine con sadiche sciarade solo risolvendo le quali sapremo.
Io comunque lo so già, in barba al Dna fetale e all’amico ginecologo perché LEI l’ho sognata.


venerdì 18 gennaio 2019

UN LIBRO PER SANTA LUCIA



La notte tra il 12 e il 13 dicembre i bambini di Bergamo aspettano i regali portati da Santa Lucia e dal suo asinello. Non sapevo neppure che esistesse questa santa perché nella città in cui sono nata e cresciuta i doni li porta, più banalmente, Babbo Natale, in collaborazione con Gesù Bambino, la notte del 24 dicembre, con un rinforzino della Befana, la notte del 5 gennaio. 
Ma poi, quando è nata Figlia e ha cominciato a frequentare la materna ho dovuto farmela piacere la Santa Lucia, per non fare della mia bambina una reietta che la mattina del 13 dicembre non trovava niente. 
I miei primi anni da Santa Lucia mi hanno lasciato freddina: non provavo niente, non mi emozionava nascondere i pacchetti, non pregustavo la gioia che avrebbe provato Figlia trovandoli sotto l’albero (un piccolo abete stortignaccolo, ma vero, con  il suo bravo profumo di luna piena e di ghiaccio). Diventavo Santa Lucia per dovere, diciamo. 
Ma poi, con il passare degli anni le cose sono cambiate. Ho iniziato ad attendere anch’io la notte della Santa e a cercare con più convinzione un cibo da lasciare sul tavolo che potesse risultare gradito all’asinello (carrube, per esempio, o muschio fresco, su quest’ultimo non ci ho mai giurato, però). Per Santa Lucia, nessuna difficoltà: era ghiotta di mandarini, assicurava Figlia (cintura nera di Santa Lucia), e così gliene mettevamo tre, insieme a qualche biscotto. E, infatti, al mattino trovavamo solo bucce e qualche briciola (solo una volta avanzò un mandarino e trovammo intatti tutti i biscotti, ma Figlio non aveva ancora un anno e le notti erano difficili, stordenti), mentre l’asinello si beveva tutta la ciotola di latte e cacao, ma non assaggiava mai né carrube né muschio, si vede che arrivava da noi già sazio. 
E al mattino, dopo qualche anno dalla nascita di Figlia e prima ancora dell’arrivo di Figlio, dopo aver metabolizzato la Santa Lucia, quando entravo nel soggiorno  con la mia bambina tremante di eccitazione per mano mi sembrava che quei pacchetti colorati fossero stati davvero portati dalla Santa con l’asinello, per un istante dimenticavo (ed è questa, secondo me, la vera bellezza dell’epoca dei figli piccoli) di averli messi io.
Poi il tempo è passato e la bambina che tenevo per mano la notte di Santa Lucia ora dà la sua mano ad altre piccole mani vibranti di attesa, mentre qui nella mia casa dispongo i dolcetti di Santa Lucia con calma, in quanto i nipotini li troveranno nel pomeriggio, ben sapendo, perché così abbiamo deciso di dire, che sono i nonni a comprarli e regalarli, per onorare come merita questa spettacolare giornata. Chissà se è la scelta giusta: a me pare di sì, ché una Santa Lucia che passa in due case per gli stessi bambini mi pare possa risultare poco credibile agli occhi non solo di Nipotino 1 che ha già compiuto sette anni, ma anche di Nipotino 2 che già ha memorizzato la password del mio cellulare, pur non sapendo quasi parlare. Scafato com'è non vorrei mai mettergli la pulce nell'orecchio (suo fratello ce l'ha già). Ovvio il terr , ehm, timore è che scoprano come stanno davvero le cose a proposito dei doni e della Santa, quindi meno indizi si danno meglio è.
Così non c’è più incanto per me da tanto tempo nel giorno di Santa Lucia. 
Ma quest’anno, proprio il 13 dicembre, mentre lavoravo attendendo l’arrivo dei bambini e sorridendo da sola all'idea del resoconto che mi avrebbero fatto del loro risveglio e dei regali, il campanello di casa mia ha suonato e, tipo visione, si è materializzata Figlia, che da me non passa mai.
Mi ha porto un pacchetto:
“Buona Santa Lucia”  
“ …? …”
“Apri dai …”
Avete presente quei libretti di pezza morbida e colorata che si regalano ai piccolissimi? Ecco dentro al pacchetto ce n’era uno.
“…?....”
“Leggilo, dai”
L’ho sfogliato, era la storia dello sfortunato incontro tra un pesce palla buono e un secchiello cattivo, e in mezzo, più o meno ad altezza terza pagina c’era una specie di termometro con una finestrella e nella finestrella ci stava scritto “incinta”.
E così ho saputo che verso metà agosto, sotto il focoso segno del Leone, arriverà Nipotino 3.     

venerdì 11 gennaio 2019

CHE TIPO DI NIPOTINO 2, 1


<<UHHH ….UHHHHHHHHHHHHHHHHHH ………UHHHHHHHHHHHH!!!! Veni subito nonna! VENI!!!>>
<<Eccomi, dimmi!>>
<<ADA QUI! ADA NONNA!!!!>>
<<Cosa devo guardare Lori?>>
<<Un fagiolo!>>
Sì, perché Nipotino n°2 è fatto così, è l’entusiasmo fatto nipotino, anche un legume intonso nel minestrone frullato lo rende felice.
Nipotino 2 ha una percezione fortunata della sua condizione di salute. Anche quando è fiaccato da febbre a 40,  tosse, mal di gola, otite, gastroenterite tutte insieme se gli si chiede come sta alza il suo sguardo fiducioso (appena un po’ appannato) e risponde senza esitazione:
<<Bene!>>
Nipotino 2 è fatto così, non focalizza il male, è incapace di sentirselo addosso.
<<O panlino o angolino! Bater no! Basino no!>>
<<Lori, fuori si gela, non possiamo andare nell’angolino. E per il pannolino, dai non sei stanco di averlo addosso?>>
<<IO NO! No stanco. O panlino o angolino. Bater no! Basino no!>>
Nipotino 2 è fatto così, è un tipo molto deciso, né la tazza del bagno né il vasino (sia pure di forma accattivante) lo convincono. E’ ben disposto invece nei confronti di una zona erbosa della mia terrazza (l’angolino), dove la scorsa estate gli ho fatto sperimentare la possibilità di fare pipì anche senza pannolino, imprudentemente dimentica del peso di un imprinting.
<<Dici tu!>>
Nipotino 2 è fatto così: a fronte di qualunque domanda gli venga rivolta con voce imperativa invita chi chiede a rispondersi da sé. 
E se si insiste che sia lui stesso a dire cosa ha mangiato a pranzo, come si chiamano i suoi amichetti, quanti anni ha, quale libretto vuole gli venga letto, perché sta spaventando Glicine (la gattina), come mai sta girando a piedi nudi, lui un po’ seccato ripete:
<<Dici tu!>>
<<Bagno sì, tetta no>>
<<Lori, la testa va lavata di tanto in tanto …>>
<<E PECCHE’?>>
<<Perché anche i capelli si sporcano!>>
<<E PECCHE’?>>
<<Perché la polvere si deposita e anche a volte il terriccio e anche i gas di scarico delle macchine…>>
<<COF’E’ I GAS DI SPARICO?>>
Nipotino 2 è fatto così: è capace di sfinirti prima di acconsentire a farsi insaponare e poi sciacquare la testa, roba da sconfortare anche Federico Lauri.
Ma poi, subito dopo il bagno e il match ingaggiato per quei capelli da pulcino c’è il momento di prenderlo tra le braccia, avvolto nell’asciugamano caldo. Ed è in questo preciso istante, che prelude numerose, accese discussioni (“FON NO!”; “CO –FAI, NONNA?”; “NO ASCIUGA ME ORECCHIE!”) che non vorrei essere in nessun altra parte del mondo al di fuori di qui. Succede, infatti, che io lo stringo tiepido e guizzante e con un odorino buono tutto suo, gli dico "ti voglio bene, Lori" e che lui mi prende il viso tra le mani, mi guarda intenso e risponde “Anche tu!”, perché nessuno vuole insegnargli a dire “anch’io”. Lo imparerà da solo prima o poi. Peccato.



lunedì 10 settembre 2018

7 X 5


<<Mi farebbe molto piacere, nonna, se venissi anche tu stasera a mangiare con noi da …>> e giù un nome tipo Westonlycowgrilled, foriero di immagini di bovini squartati appesi al soffitto grazie a ganci crudeli.  
<<Ah ok amore, ma ehm grazie … sai che io non mangio carne …>>
<<………………………………………………>>
<<Va be’ vengo per la compagnia per stare con te: è un giorno specialissimo, si va dove vuoi tu, dove si mangia quel che piace a te!>>
<<Ma nonnaaaaa,  non c’è solo carne, ci sono  gli hamburger!>> mi ha tranquillizzato Nipotino prima di riconsegnare il cellulare a Genero Preferito.

E così andrò e ignorerò lo sguardo di infastidita curiosità del cameriere (ma perché qui, se sei vegetariana, donna?) e chiederò con elegante noncuranza un piatto, uno qualsiasi, in cui non compaiono bestie col pelo cucinate.
Ma prima di questo, alle 4,30 andrò a prenderlo e lo abbraccerò stretto, gli bacerò i capelli corti e ruvidi da orsacchiotto biondo, lo prenderò per mano e a piedi andremo in edicola a comprare una cosa inutile di sua scelta, la più inutile di tutte, magari uno slime skifiltor da fabbricare in casa, con conseguenti zone appiccicose ovunque e risultato zero. Sì perché oggi possiamo, oggi Figlia non mi ha chiamato con il suo imperativo categorico, che scandisce in modo da essere sicura di non dare adito a fraintendimenti:  “NON COMPRARGLI NIENTE, HA TROPPO”.

E poi, dopo la sosta in edicola (per quanto ancora sarà questo il tuo Eden, Nipotino? Per quanto ti farà felice andarci a piedi con la nonna, discutendo di unicorni – ma esistevano quando eri giovane? – e di Blobby – è il più bello dell’Hotel vero, nonna? Vorrei fosse così per sempre, lo so, non andrebbe bene) andremo a comperare le scarpe nuove e già abbiamo negoziato sull’argomento.
<<Con le luci, eh, Nipotino …>>
<<Ma nonna, le luci no, sono da bambini piccoli!>>
Ma Nipotino, sei nato da un minuto, va be’, di più, oggi compi sette anni e il tuo numero di scarpe è il 35, senti qui: 7 x 5 = 35!  Bella eh questa trovata per dargli un assaggio delle moltiplicazioni, ha controllato contando con le dita, è portatissimo per la matematica (da chi avrà preso non si sa), lo attirano gli insiemi, le categorie, le classificazioni. Ma lo affascinano anche le parole, abbiamo una scatola con tante striscioline di carta con su scritte le più belle (a nostro insindacabile giudizio). Tra tutte, preferisce “calicantus” ma forse l’ ho influenzato io, credo giudicasse migliore “coleottero”.  
Sette anni compie oggi il mio Nipotino, è da ieri che è nato ma con quei capelli biondi tagliati da marines e le scarpe nuove senza luci (fortuna che ce ne è un altro che le vuole e da fermo sbatte il calcagno a terra per farle illuminare, così da stupire gli astanti) è ormai un ragazzino.
Bruchino, amore, sei già crisalide e nella perfezione assoluta del tuo viso già si legge la trasformazione che avverrà. Ô temps, suspends ton vol.

sabato 28 luglio 2018

DI NIPOTINO 2, STRANIAMENTO E UN PO’ DI LACRIME



E così la prima volta che ho visto Nipotino 2 – e qui si parla di essere ancora all’ospedale – cioè di ieri o di un secoli fa, per quella alchimia che spinge ad archiviare certi accadimenti in un anfratto della memoria che li mantiene vividissimi nell’insieme, ma ne scolora i particolari, mi è parso che non ci sarebbe stato modo migliore per farmi notare da lui, ancora un po’ stordito dalla recente fase espulsiva, che andare a cambiargli il pannolino,  sottraendolo a quel gineceo di amiche di Figlia che se lo litigavano, neanche fosse l’unico salino su una tavola in cui erano state servite pietanze sciape.
Con la disinvolta determinazione conferitami dal ruolo  - sono la nonna, ragazze, la nonna Alfa, l’unica che ha il diritto di prenderselo in braccio adesso, che è nuovo di zecca, quasi ancora incartato, come si può notare dalle tracce di vernice caseosa sulla testina – ho preso Nipotino 2 delle braccia di una delle Grandi Amiche che affollavano il letto della puerpera, gettando un rapido sguardo alla stessa per essere certa che non disapprovasse (no, per fortuna).  
L’ho messo sul fasciatoio, ho aspirato il suo odorino di bambino nuovo, e poi l’ho guardato tutto, pezzetto per pezzetto, ditino per ditino, peluzzo per peluzzo. Ciao Nipotino 2, benvenuto. Gli ho tolto quindi la pezza in cui era avvolto ed è proprio in questo preciso istante che ho realizzato la stupefacente somiglianza con Figlia appena nata. Dalla testina armonicamente tonda, pesante scotto che, in sala parto, si paga alla perfezione, dalla bocca ben disegnata, agli anelli di ciccia intorno alle caviglie (di già, prima ancora di festeggiare il compledodici ore!), fino al pianto possente, un vagito grintoso, espressione di personalità ma anche, per alcune vibrazioni meno intense, di una certa apertura alla negoziazione, era identico a Figlia quando era neonata (ché adesso non ha anelli di ciccia e una massa di capelli, solo il disegno della bocca non è cambiato).
E così la prima volta che ho iniziato a svestire Nipotino 2 ho pianto un po’, per il sollievo che fosse andato tutto bene e la soddisfazione di aver scampato l’infarto da terrore puro che rischiano le nonne fuori dalla sala parto e per la gratitudine che fosse così straordinariamente simile alla mamma che, nel caso specifico, un imprecisato numero di anni prima, era stata la mia bambina nuova. Ma non volevo affatto piangere, e diamine, la lagna no, povero Nipotino 2, così ho inventato lì sui due piedi una filastrocca di Vero Amore per riportargliela in tempo reale con tono allegro. Lui si è zittito (già si intravedeva la stoffa di intenditore di filastrocche, oggi confermata), io gli ho tolto il pannolino e per un attimo, oh davvero una frazione di attimo, meno di un battito di ciglia, ho sentito un brivido di freddo sulla schiena e pensato, no dai, concepito un abbozzo di pensiero, sorretto da un guizzo di disorientamento: “Dov’è la mia bambina? Me l’hanno scambiata! AIUTO! Questo ha il pisello”.  
Gli scherzi della notte insonne e della somiglianza spudorata di Nipotino 2 con Figlia.


  

giovedì 9 giugno 2016

DI EROI, CAPRIOLE E UNA TELEFONATA


E mentre lo tenevo stretto nel lettone, raccontandogli di un  bambino che un giorno divenne fratello maggiore destando l’ammirazione e lo stupore di tutti, anche per i gesti da eroe di cui era capace, è suonato il mio telefono. E’ apparsa la scritta FIGLIA e io ho pensato “Nooooo, ora mi dice che la rimandano a casa, che è ancora presto, che forse succederà domani o chissà mai quando perché se una gravidanza è eterna la fine non arriva”

Ma mi sbagliavo: <<Mamma ….nonna …nonna due volte>> ha detto Figlia.

E poi mi ha chiesto se Tommaso era sveglio – sì lo era – e di passarglielo.

<<C’è la mamma, Tom, ti deve dire una cosa….>>

Lui, con un soffio impercettibile, ha  chiesto:

<<Mamma? E' nato?>>

<<Sì, è qui! Hai un fratellino!>> ha confermato Figlia, la voce un po’ così perché la scelta di non fare l’epidurale si paga eccome.

Nipotino è diventato pallido, poi le guance gli si sono colorate di un rosa acceso, la sfumatura dell’eccitazione, e ha cominciato a saltare sul letto, senza più traccia di sonno sul visino delle grandi occasioni.

<<Andiamo a vederlo nonna? Ti pregooooo>>

<<E’ notte, Tom, domani, non ci farebbero entrare ora. Domani mattina, va bene?>>

Lui ha emesso un sospirone, poi ha sorriso guardando verso il soffitto, ha compiuto un altro paio di balzi festosi ed è stato al terzo che ha toccato il letto con gli occhi già chiusi, letteralmente piombato nel sonno.

Lorenzo è qui, pesa 3,600 chili ed è bellissimo.


giovedì 4 febbraio 2016

CHE TIPO DI NIPOTINO 4


<<Nonna, ho inventato una parola!>>

<<Davvero? Me la dici?>>

<<CeRRRto, l’ho inventata per te: ronna! Rrrronna! Facendo la rrrr come rrrrr>>

<<Ah, magnifica, e cosa vuol dire?>>

<<Vuol dire “quasi nonna”, cioè non tutte le nonne ma tu e basta>>

<<Nipotino, sei davvero speciale, non è da tutti inventare le parole e ti ringrazio di cuore per questo bellissimo regalo>>

<<Rrrronna, lo sai che so fare un’altra cosa molto speciale?>>

<<Ma tu oggi mi vuoi stupire proprio, eh? Dai, dimmi, sono curiosissima>>

<<Mi so far tremare i denti>>

sabato 16 gennaio 2016

SCARICO DI RESPONSABILITA'


<<Nonna, quando finiTo il bagno mi dai 7-12 Mikado?>>

<<Assolutamente no, sono quasi le sette, se ti do i Mikado non ceni più>>

<<Nonna, cenaVO qui da te oggi?>>

<<No, stasera mangi a casa tua, con tua madre, tuo padre e la tua gatta>>

<<Ah allora i Mikado non li avrò neanche dopo cena! Me ne dai 7 o 5 dopo il bagno,
nonna?>>

<<Assolutamente no. Poi non ceneresti più e tua madre mi strozzerebbe>>

<<Ma per davvero nonna? DAVVERO?>>

<<Ma non davvero, si dice per dire, per esagerare, per farti meglio capire che la tua mamma non sarebbe contenta della cosa e mi chiamerebbe al telefono per dirmi: mamma non ti ricordi niente di quando eri tu una mamma? Tu non volevi che tua madre ci desse biscotti al cioccolato prima di cena e se succedeva ti arrabbiavi molto >>

<<Nonna?>>

<<Dimmi>>

<<Quando finiTO il bagno mi dai 3 o 8 Mikado?>>

<<Nipotino! Ti ho appena detto no. E spiegato perché. E parlato delle conseguenze possibili: tu che non mangi a cena, tua madre che si dispiace e poi mi chiama per ricordarmi che non si danno merende alle sette di sera>>

<<Nonna, allora me li puoi proprio dare 5 o 9 Mikado …>>

<<Ma perché dici questo?>>

<<Perché tanto LEI non sgrida me, te lo dice che sei stata te a darmeli a me!>>

LEI, cioè Figlia, ergo la Massima Autorità in cielo in terra e in ogni luogo.

 

 

 

 

lunedì 4 gennaio 2016

SARA' CHE ...


Sarà che averlo già saputo ci sembra una fortuna, altro che l’agonia della volta scorsa, quando Genero Preferito e Figlia, incerti fino all’ultimo, ci hanno fatto languire prima di comunicarci che cosa avevano scelto.

Sarà che Figlia è nata proprio nel giorno in cui, dal tramonto in avanti,  si possono chiedere alle stelle cose segrete e impossibili.

Sarà che ho un amico straordinario, scrittore graffiante e geniale, un artista gentiluomo, che si chiama così, come del resto un ragazzo che Figlia e Figlio considerano un po’ un fratello e, quindi, è caro anche a me.

Sarà che è strettamente imparentato con il mio – il ceppo comune è l’alloro – ma a me sembra che il nome che hanno deciso  per Nipotino Due sia bellissimo e di ottimo auspicio.

venerdì 1 gennaio 2016

LUI NON LO SA


<<Nonna?>>

<<Dimmi>>

<<Il mio fratellino nella pancia della mia mamma non lo sa ancora …>>

<<Cosa?>>

<<Non lo sa ancora che quando arriva a me, il mio fratellino, dalla pancia della mamma, troverà qui che lo aspettano una mamma, un papà, un gatto – la Viola, nonna – e un altro bimbo, cioè IO!>>

<<Non sa cioè che è molto fortunato?>>

<<EGGIAA’>>

<<Senti, Nipotino …>>

<<?>>

<<Ti piacerebbe un fratellino o una sorellina?>>

<<Maschio! Vorrei un maschio>>

Il 30 dicembre grazie all'ecografo dell'amico ginecologo, quello che tiene i bambini nella valigetta per portarli alle mamme e ai papà, abbiamo saputo che il desiderio di Nipotino verrà soddisfatto. Fratellino maschio voleva e fratellino maschio sarà.

 

martedì 29 dicembre 2015

CHE TIPO DI NIPOTINO 3


<<Nonna? Tra pochi giorni compio 5 anni?>>

<<Eh no, ce ne vogliono tanti di giorni per i 5 anni: il tuo compleanno è stato pochissimo tempo fa!>>

<<E quanto ci vorrebbe per un compleanno?>>

<<Un anno. Gli anni si compiono una volta all’anno. Tu ne hai appena compiuti 4. Sono passati esattamente tre mesi e 18 giorni dal tuo compleanno>>

<<Nonna? Qual è il numero più grande di tutti?>>

<<Ehm, dunque, non esiste perché i numeri sono infiniti>>

<<Cosa è infiniti?>>

<<Aheem  … auc … ehm .. Che non hanno fine, che si può andare avanti a contare ancora e ancora e ancora e ancora – aiutami a dire ancora – ma per quanti ancora conterai ci sarà sempre un altro ancora>>

<<Nonna, ma io mi stanco ad aspettare ogni giorno il mio compleanno perché me non mi piace averci quattro anni, sono pochini>>

<<E cosa ti piacerebbe avere?>>

<<Cinque anni! Cinque anni, nonna!>>

<<Perché>>

<<PeRRché il 5 viene dopo il 4: 4, 5, 6, 7, 9, 10, 11, 13, 18 … no speta, 11, 12, 13, 14, 18 …>>

<<Ma per fare cosa vuoi avere 5 anni, Nipotino?>>

<<Mmmmm non so, non li ho mai avuti! E poi la sai una cosa?>>

<<Cosa?>>

<<Lo sai che nella pancia della mia mamma c’è un fratellino?>>

<<………………………… ………………….       Ma sei sicuro?>>

<<SicuRRRissimo me lo ha detto la mia mamma!>>

<<Ma sai che è una notizia bellissima?  Diventi fratellino maggiore! Vedi che anche a quattro anni si possono fare grandi cose? Appena arriva il Nonnone dovrai dirlo anche a lui!>>

………………………………………………………………………………………….

<<Ecco il Nonnone! Cosa gli devi dire, Nipotino?>>

<<Ciao, Nonnone! Ho un berretto nuovo con la ragnatela di Spiderman!!!>>

<<Poi me lo fai vedere, ok?>>

<<OK!>>

<<Nipotino, che altro devi dire a Nonnone? Ti ricordi? La notiziona…>>

<<E’ uscito l’album di Masha e l’Orso, l’ho visto in tivu! Me lo compri Nonnone?>>

<<Nipotino, pietà, qual è la notiziona meravigliosa che mi hai detto prima e che dobbiamo dire anche al Nonnone?>>

<<Che stasera mangio qui!>>

 

 

 

 

 

venerdì 25 dicembre 2015

QUANDO SI DICE AZZECCARE UN REGALO



Ha  voluto spegnere tutte le luci, comprese quelle fioche e tremolanti della candele. Poi ha iniziato a saltare, in rotazione del busto che neanche Nando Orfei, perché altrimenti lo spettacolo sarebbe stato solo a nostro beneficio e lui se lo sarebbe perso.  Ha danzato, calpestato, fatto piroette, pressando a terra prima un piede, dopo l’altro piede, poi tutti e due insieme, senza mai perdere di vista l’effetto che tale meraviglia pirotecnica produceva su di noi. Quindi si è messo davanti all’unico specchio della mia casa, uno specchio lungo, striminzito e con sagoma curvilinea – chi non ha comprato una simile scomodità all’Ikea scagli la prima pietra – e ha compiuto mille acrobazie per monitorare e possibilmente registrare nella memoria i virtuosismi luccicanti che si verificavano in risposta a ogni suo sgambetto.

Mai nella mia vita ho azzeccato un dono in maniera così superba, completa, priva di sbavature come è accaduto con le scarpe che si illuminano che, in collaborazione con Nonno Putativo, ho regalato a Nipotino per Natale.        

 



 

venerdì 11 dicembre 2015

NOTTE DI SANTA LUCIA


C’è stato un tempo, tanto tempo fa, in cui anch’io avevo un bambino biondo e una bambina con una lunga treccia e il naso all’insù. E in quel tempo di tanto tanto tempo fa nella nostra casa di allora, la casa dei bambini piccoli e del fedele Milo (che ci avrebbe lasciato moltissimi anni dopo, al di là di ogni ragionevole previsione, povero vecchione a cui piaceva stare al mondo), i due ragazzi che eravamo io e Nonno Bio la sera del 12 dicembre preparavano tutto per l’arrivo della Santa Lucia e del suo asinello.
Figlio, il mio bambino, disponeva su un piattino d’oro i biscotti di cui, giurava, la santa era ghiotta; Figlia, la mia bambina, provvedeva a versare in una scodella il latte fresco con una cucchiaiata di cacao zuccherato per l’animale, l’unico asino di questo e di quell’altro mondo che ne gradiva il sapore e soprattutto riusciva a bere da una scodella.  Lui aggiungeva quindi un mandarino, che non si sa mai la santa avesse molta fame, infine correva in giardino e accanto alla scodella con latte e cioccolato poneva una dozzina di fili d’erba ingialliti e strappati al terriccio ghiacciato. Un po’ sembravano fieno, la morte sua con latte e cioccolato, per quella buona forchetta dell’asinello di santa Lucia.

Poi li accompagnavamo nei loro lettini, rincalzavamo le coperte e loro chiudevano gli occhi, strizzandoli per essere sicuri che non si riaprissero: sapevano bene che si sarebbero dovuti addormentare in fretta, guai se la santa li avesse trovati svegli, se ne sarebbe andata senza lasciare i doni, sorda perfino al richiamo di tutte le ghiottonerie apparecchiate per lei.

Restavamo un poco sulla porta, lui da lei, io da lui, guardando i loro visetti assorti e fiduciosi rischiarati  appena dalla lucina della notte. Io respiravo il loro odore di bambini piccoli senza alcun presagio di malinconia e di rimpianto: erano lì, erano miei e lo sarebbero stati ancora per così tanto da farne indigestione, povera illusa.

Poi in punta di piedi tornavamo nella stanza dove c’erano l’albero e il presepe e il tavolo imbandito per santa Lucia.

Piano piano tiravamo fuori i pacchi tenuti nascosti negli scaffali alti degli armadi, dove i bambini mai li avrebbero potuti trovare, e li disponevamo esattamente come avrebbe fatto santa Lucia in persona, per non far nascere sospetti. Da una parte quelli di lei, dall’altra quelli di lui e per terra, insieme per tutti e due, gli zuccherini dalla carta colorata, i classici, quelli della santa Lucia appunto, più tutta una serie di dolcetti da bambini: il carbone e il formaggio di zucchero, le sigarette di chewing gum, le bananine di cioccolata, i marshmallow rosa e bianchi, gli omini di zenzero, i lecca lecca Babbo Natale.  E con questi dolcetti facevamo una specie di sentiero da cui si potesse dedurre che fossero caduti accidentalmente a terra durante il passaggio dell’asino, che li portava nelle gerle legate alla groppa.

E verso le cinque del mattino, il mattino del 13 dicembre, venivamo svegliati da piedini impazienti che volevano andare a vedere se santa Lucia era arrivata.

Li prendevamo per mano, io lui, lui lei, tiepidi di sonno, con gli occhi luccicanti di eccitazione e piano piano ci affacciavamo nella stanza dell’albero e del presepe.

E sì, che fortuna, santa Lucia era arrivata e aveva anche gradito i biscotti e il mandarino: nel piatto d’oro c’erano solo briciole e bucce. L’asino aveva bevuto il latte con il cacao e gustato parte dell’erba ingiallita: ne aveva lasciato sul tavolo circa la metà. E per terra c'erano pacchi e dolcetti e le luci dell'albero e del presepio erano tutte accese.

Solo un attimo, un attimo in cui tutto sembrava fermarsi, poi i bambini correvano ad aprire i doni con gli occhi stellati e vocine allegre da passeri.

Ma in quell’attimo in cui tutto era fermo e si poteva quasi sentire il cuore dei bambini battere forte per l’emozione avrei giurato in tribunale, davanti alla più agguerrita delle giurie, che era stata davvero la santa Lucia – e non noi – a mettere i doni e i dolcetti e anche a mangiarsi con gusto i biscotti e il mandarino.