E' bruttissimo. E' bellissimo. Si è attaccato al seno subito, coscienziosamente, per non perdersi neanche una goccia di quella prelibatezza che è il colostro. E' nato stamattina alle sei. Il bavaglino qui sotto l'ha ricamato per lui (per noi) Antonella, nonna di fresco di Federico, che col punto croce ci ha preso la mano.
UNA PER UNO
babbucce
venerdì 9 settembre 2011
CI SIAMO
Non è proprio paura, ma piuttosto un’ansia adrenalinica in bilico tra l’angoscia e l’eccitazione. E’ un po’ come quando gioca la squadra del cuore, come quando un figlio gareggia per la prima volta ed è a un passo dall’aggiudicarsi la vittoria.
E’ un sentimento simile al tifo sportivo, ma più intenso, emozionante e spaventoso. Solo ieri aveva due codini a scopetta, i sandali di pelle blu coi buchi e camicine col collo rotondo di pizzo. Era una bambina dolce e assennata, incline al buonumore e alla felicità. Era anche molto abitudinaria, soprattutto per le poesie. <<Mi leggi quella della piccola donna quando piove?>>, mi chiedeva almeno una volta al giorno e non c’era affatto bisogno che la leggessi perché ormai la sapevo a memoria: Di fuori una gonna di gomma, cappello di gomma, mantello di gomma, stivali di gomma ma insomma di dentro c’è una piccola donna… Si sentiva rappresentata da questi versi ingenui, perché anche lei aveva un impermeabile con la mantellina e il cappello da pompiere da cui uscivano i codini a scopetta, legati con due piccoli fiocchi rosa.
Adesso la mia piccola donna è in ospedale e sta per diventare mamma. Tutto quello che posso fare ora è unirmi idealmente alle altre donne che amo e che Figlia ama e che amano Figlia (le mie amiche più care, le mie cugine, le mie nipoti, le mie cognate) affinché il nostro pensiero femminile le giunga a sostegno, si trasformi in un’energia vitale potente e affettuosa che le renda lieve la grande fatica che sta per affrontare.
giovedì 8 settembre 2011
NON E’ DETTO
<<Allora?>>
<<….>>
<<Dai, che ti ha detto?>>
<<Ha scritto nella mia cartellina: Travaglio di parto iniziato>>
<<Cioè?>>
<<Sì: ha scritto così>>
<<E adesso dove sei?>>
<<Sono tornata a casa>>
<<Ma come?>>
<<Sì, mi ha detto di andarmene a casa e starmene bella tranquilla>>
<<Ma come bella tranquilla? Ma non hai male?>>
<<Un po’. Ma lui ha detto che ancora non è quello giusto e di contare ogni quanto mi viene>>
<<E poi?>>
<<Poi niente. Devo chiamarlo stasera alle otto>>
<<Ma se il dolore aumentasse? E se fosse ravvicinato, una fitta dietro l'altra da lasciarti senza fiato? Un mal di schiena da piegarti in due?>>
<<In quel caso mi ha detto che dovrei andare in ospedale>>
<<Ah ecco, appunto. Manco mal che si usa ancora così>>
<<Non illudiamoci. Magari non è ancora il momento>>
<<Ma che dici? Carta canta! L’ha scritto nella cartellina>>
<<Sai, magari l’ha segnato per tirarmi su, ma non è mica detto>>
Non ho mai visto Figlia così sfiduciata. Si è messa in testa di avere tante probabilità di partorire quanto quelle di riuscire a far passare un cammello per la cruna di un ago.
E invece secondo me ci siamo.
mercoledì 7 settembre 2011
SOLO TRE PAROLE
Non è così poco da imporre di indurre il parto. Non è abbastanza da permettere di eseguire un’ecografia in 3 D e quindi di vederlo bene in faccia. Così è il liquido amniotico, oggi 7 settembre 2011. Nipotino si muove al rallentatore nella pancia, Figlia cammina, salta, balla, fa acqua gym, pulisce la casa, sposta mobili, ma non sucecde niente. L’amico ginecologo, durante il controllo di stamattina, ha detto che non è ancora il momento di intervenire, che bisogna aspettare i ritmi della natura (ci mancava la nota new age). GP ha detto che a lui va bene così, vedere il figlio ogni giorno grazie alla sonda dell’ecografo e poi tornare alle proprie faccenda ci può stare in quest’era telematica. Futuro Nonno Putativo sbuffando come una foca monaca e irritatissimo con me (lui è di quelli che dal raffreddore all'AIDS è sempre colpa della mamma) ha detto che così non si può andare avanti. Io ho detto (su suggerimento di un’amica dell’ultima ora) che ci sarebbe un modo naturale e piacevole per sollecitare l’inizio del travaglio, ma sono stata accolta da fischi e lanci di pomodori.
In questo tripudio di gente che dice, solo tre parole contano davvero e sono quelle che ha pronunciato al termine della visita di controllo Lui, l’amico ginecologo:
<<Ci vediamo domani>> (ovvero, anche per oggi nisba).
martedì 6 settembre 2011
SI’ VA BE’
Stamattina Figlia è andata a farsi controllare: a questo punto della gestazione (41ma settimana finita) è diventato d’obbligo verificare spesso la condizione di Nipotino. Così ha saputo che va tutto bene e che di grandi avvisaglie non ce ne sono. Vedendola un po’ mogia, Lui, l’amico ginecologo, ha cercato di rincuorarla comunicandole che il liquido amniotico è notevolmente diminuito di quantità, come di fatto succede (ma tu vedi la fortuna) quando una gravidanza volge al termine.
<<Vorrei di più>>, ha detto Figlia. <<Per esempio, che nascesse>>.
<<Quello accadrà>> le ha garantito Lui.
Ed è questo che mi sono sentita riferire da Figlia quando finalmente mi ha chiamato per aggiornamento:
<<Ha detto (soggetto sottinteso, il ginecologo) che nascerà>>
<<Sì, va be’, grazie mille>>
<<Chi si accontenta gode>>, ha sentenziato lei.
Andatelo a dire a Nonno Putativo che oggi si è preso un giorno di vacanza perché “sentiva” che sarebbe nato. E se ne approfittasse per pulire un po’ di vetri? Ho provato a suggerirglielo ma si è ammutinato (polemicamente).
lunedì 5 settembre 2011
MACCHE’
<<E’ nato?>>
<<Macchè>>
<<E allora?>>
<<Nada>>
<<Novità?>>
<<Ciccia>>
<<Previsioni?>>
<<Nessuna>>
Nipotino fa l’ostruzionismo e noi non possiamo far altro che rispondere con dinieghi sconsolati alle telefonate degli amici, i quali cominciano a sospettare che la gravidanza di Figlia sia un’invenzione letteraria, cioè una sola. Futuro Nonno Putativo è il più risentito di tutti. Vive questo ritardo come un affronto che il destino ha voluto ingiustamente perpetrare nei suoi confronti e vorrebbe che ogni 30 secondi chiamassi Figlia per sapere come sta, nella speranza di apprendere che si trova in preda ai più terrificanti e regolarmente distanziati dolori che la storia dell’ostetricia ricordi.
Ma Figlia sta benissimo. Fortuna vuole che Lui, l’amico ginecologo, le abbia fissato un controllo in mattinata: così sapremo se Nipotino potrà rimanere indisturbato nella pancia fino a quando il travaglio avrà spontaneamente inizio, oppure se sarà necessario dargli una spintarella con il gel di prostaglandine (primo step del “pilotato”) e poi, eventualmente, con l’ossitocina (secondo step).
domenica 4 settembre 2011
COSE DELL’OLTRETERMINE
Stamattina Figlia mi ha telefonato per informarmi di una novità che le ha riacceso il lumicino della speranza di partorire. Prima di lasciare che mi producessi in quelle sette-ottocento riflessioni tipiche di qualsiasi quasi nonna a fronte di una simile notizia, mi ha pregato di non farne parola nel blog:
<<E’ cosa privatissima, oltretutto non interessa a nessuno>>
<<Ma…sono mesi che aspetto…avevo anche il titolo giusto…un gioco di parole…una metafora sulle bottiglie di champagne…>>
<<Naaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa, pietà! Puoi invece accompagnarmi a camminare. A questo punto più si cammina più si accelera>>
Cosa non si fa per conoscere un Nipotino. Sono andata a prenderla a casa sua per partire da lì alla volta della parte alta – molto alta e raggiungibile a piedi solo attraverso strade dissestate e in notevole salita – della nostra città a due piani. Neanche a dirlo pioveva e faceva caldissimo, quel caldo umido e appiccicoso che fa sentire agili come palombari dispersi sulla terra ferma e a proprio agio come pipistrelli sotto il sole di mezzogiorno. Appena ho visto Figlia, le ho chiesto notizie di eventuali dolori lancinanti, di eloquenti fitte, di inequivocabili contrazioni dolorose. Ero speranzosa tale e quale a Maga Magò nella Spada nella roccia (sequenza “arrivo nella capanna di Semola trasformato in passero) e come lei ero pronta a dire: “Stai male? CHE BELLEZZA!”, ma Figlia stava benissimo (ahimè, ahinoi).
Abbiamo cominciato a salire: di tanto in tanto Futuro Nonno Putativo, che non sta più nella pelle per l’ansia di vedere Nipotino, chiamava chiedendo se per caso fosse iniziato il travaglio-chimera e anche, già che c’era, notizie su eventuali progetti per il pranzo, senza ottenere mai una risposta confortante né per un verso né per l’altro (in questo lungo ed estenuante sabato del villaggio si mangiano solo patatine fritte e cornetti Algida).
A un certo punto della passeggiata abbiamo incontrato una coppia di amici di Figlia (Federica e Alessandro) che avrebbero trovato una migliore e più adatta (nonché attualissima) collocazione sul red carpet di Venezia (lei tale e quale a Keira Knightley, lui una via di mezzo tra Scamarcio e Bova, ma con meno affettazione) e ci siamo fermate.
<<E allora?>> le hanno chiesto
<<Dunque stamattina ho….>>
<<ZITTA!>>, hanno esclamato. <<Qualunque cosa sia, preferiamo leggerla nel blog: è per amor di suspence>>.
<<Non mi lascia scriverlo>>, ho spiattellato io
<<Come no? E perché mai? Ma per favore…Ma è il minimo che ci si aspetta…>>, ha decretato la coppia fashion.
<<Con discrezione, però, con un giro di parole>>, ha capitolato Figlia, in netta minoranza con la sua inspiegabile smania di privacy.
Dunque, oggi, ehm, 4 settembre, alle ore nove circa, si è verificato un fenomeno che ricorda un po’ quello che accade durante i brindisi e che autorizza a credere:
a) che Nipotino non sarà feto-per-sempre
b) che Figlia non aspetta Dumbo (21 mesi di gestazione) ma un cucciolo di tipo umano
c) che il travaglio vero e proprio, con efficaci doglie e regolamentari fitte ad altezza reni potrebbe iniziare anche stanotte.
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